La nostra storia

Per approfondire la nostra storia:

Carlo-Alberto-Cappelli Carlo Alberto Cappelli
“Vissi d’arte…”
Un percorso fra editoria e teatro 1907-1962

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Federigo Cappelli
L’inizio dell’attività editoriale si può collocare intorno alla metà dell’Ottocento, più esattamente nel 1844, quando il barbiere fiorentino Federigo Cappelli si trasferisce a Rocca San Casciano, sugli appennini forlivesi, vi fonda una tipografia e riceve la prima commessa di testi per le scuole, registri e moduli amministrativi. L’attività tipografica, come per ogni altra casa editrice italiana, non si distingue da quella editoriale, che si costruisce sulla prima e nel tempo finisce per prevalere.
La scelta di Rocca San Casciano era dovuta al fatto che il paese, allora compreso nella provincia di Firenze, era capoluogo di Circondario, sede di tribunale e sottoprefettura. Era quindi sede di diversi uffici amministrativi e di un’attività significativa per il tempo, che coinvolgeva numerose figure provenienti dalle zone e città limitrofe.
La tipografia pubblica inizialmente modulistica e solo occasionalmente libri.

 

Licinio-Cappelli

 

Licinio Cappelli
Alla morte di Federigo, il figlio Licinio, di appena sedici anni, eredita un’attività discretamente sviluppata ma anche oberata di debiti.
Il giovane subentra con determinazione, amplia l’attività produttiva estendendola a testi di diversa natura, da manuali scolastici per le scuole della zona e testi di diritto scritti da autori che gravitavano intorno al tribunale di Rocca, ai periodici. Inizia, ad esempio, la pubblicazione della strenna “Fra sorelle”, legata al periodico “Mamma” diretto da Gualberta Beccari, e un mensile di storia dell’arte chiamato “Iride”.
Soprattutto, però, Licinio comprende la necessità di estendere il più possibile la promozione e commercializzazione dei suoi libri e inizia a viaggiare nelle città più vicine, da Forlì a Firenze a Bologna, alla ricerca di clientela.
La crescita dell’attività è dimostrata dall’acquisto, nel 1895, di due nuove macchine per stampare e dalla trasformazione della vecchia tipografia in Arti Grafiche Cappelli, con un numero via via crescente di dipendenti.

 

 

 

Acquistata insieme al libraio Luigi Beltrami, nel 1900, a Bologna, la Libreria Treves di via Farini, poco dopo rileva anche la Libreria Zanichelli, situata al lato opposto della piazza Galvani, con l’annessa tipografia, che conserva per un breve periodo, per cederla molto presto alla Bemporad di Firenze.

Libreria-Cappelli

Libreria-Cappelli

Libreria-Cappelli

 

 

 

 

 

 

 

 

Oramai trasferitosi a Bologna, vi fonda la Casa Editrice Cappelli nel 1914, data ufficiale di nascita.
La tipografia rimane invece a Rocca San Casciano, con cui Licinio e la sua famiglia conservano legami molto stretti. Dai venticinque dipendenti dell’inizio del secolo, la tipografia passa a un centinaio nell’arco di una trentina d’anni. Significativa anche l’occupazione femminile, tradizionalmente presente nel lavoro di legatoria.

Tipografia-Cappelli

La Cappelli amplia l’ambito delle sue pubblicazioni e aumenta la produzione a un ritmo straordinario, spaziando su materie nuove, dalla narrativa alla medicina, al diritto, alle scienze e ai periodici femminili. Apre librerie a Trieste, Milano, Bolzano e Napoli.

AnimaCordelia

 

Nel 1906 aveva pubblicato, con la sigla Zanichelli-Beltrami-Cappelli, forse il primo testo di ampio respiro per il mercato nazionale, il romanzo Anima di Tommaso Nediani con prefazione di Fogazzaro, e nel 1912 aveva rilevato dai fratelli Ademollo di Firenze “Cordelia”, periodico a sfondo femminista “cauto e moderato” con annessa collana di successo ragguardevole guidato prima da Jolanda e poi da Bruna.

Negli anni della Prima Guerra mondiale aveva iniziato le pubblicazioni di testi e periodici di medicina, come gesto patriottico nei confronti della massa di feriti e mutilati causata dalla guerra. Una sua famosa collana fu Classici italiani della medicina, continuata fino al secondo dopoguerra.

 

 

 

La Cappelli nel primo dopoguerra
A partire dagli anni Venti la crescita fu probabilmente tumultuosa, favorita anche dai buoni rapporti con il regime fascista. Mussolini – nato a Predappio – era conterraneo di Cappelli e secondo un aneddoto aveva lavorato da studente nella tipografia come correttore di bozze.
In realtà, insieme ai buoni rapporti con il regime, la Casa editrice dimostrò una sua autonomia, pubblicando testi e mantenendo rapporti con figure, se non appartenenti all’antifascismo, almeno lontane dal regime.
Tra i suoi collaboratori e autori vi fu Attilio Frescura, autore di un celebre libro di memorie sulla Prima Guerra mondiale, Memorie di un imboscato (1919, Mursia 2015), più volte censurato. La Casa editrice conservò sempre un’intensa attività di collaborazione con Rodolfo Mondolfo (1877-1976), il filosofo e professore universitario ebreo che rifiutò di aderire al partito fascista, abbandonò l’università e si trasferì in Argentina, da dove mantenne una continua corrispondenza e collaborazione.
Negli anni Venti comparve l’opera omnia di Alfredo Oriani, voluta da Benito Mussolini che ne fu prefatore; tra il 1927 e il 1930 l’edizione critica delle opere di Giacomo Leopardi di Francesco Moroncini; negli anni Trenta la collana Classici del pensiero politico, curata da Giovanni Gentile, e tra il 1932 e il 1937 l’edizione nazionale degli scritti di Giuseppe Garibaldi.
Frescura, giornalista, autore e collaboratore, suggerì la pubblicazione de La coscienza di Zeno nel 1923, intervenendo, pare, sull’originale.

 

La Cappelli nel secondo dopoguerra
Superate le difficoltà della Seconda Guerra mondiale, la Casa editrice cavalcò l’onda della ricostruzione e della crescita economica e scolastica nel secondo dopoguerra, saldamente guidata dal fondatore, che nel 1946 aveva partecipato alla fondazione dell’AIE, l’Associazione Italiana degli Editori.

Licinio-Cappelli
Alla morte di Licinio, avvenuta nel 1952, il figlio Carlo Alberto subentrò alla guida della Casa editrice nella quale entrarono i numerosi figli di Licinio, che ricoprirono diversi ruoli, dalla direzione delle librerie alla gestione della tipografia, a funzioni in Casa editrice, con esiti non sempre felici.
La Cappelli continuò a mantenersi un editore generalista, con una produzione molto estesa e diversificata, aggiungendo un interesse particolare per il teatro, il cinema e lo spettacolo, frutto del forte interesse di Carlo Alberto verso questo ambito.
Carlo Alberto fu infatti un impresario teatrale di grande rilievo, direttore del Teatro Comunale di Bologna e dell’Arena di Verona, ed è probabile che la sua attenzione all’andamento della Casa editrice sia stata minore rispetto a quello per l’attività teatrale.

Carlo-Alberto-Cappelli

Carlo Alberto Cappelli (secondo da destra) con (da sinistra) il drammaturgo Federico Zardi, gli attori Vittorio Gassman, Anna Maria Ferreri e Neda Naldi.

Significative in questo senso sono pubblicazioni come quella di Andrea Camilleri, I teatri stabili in Italia (1898-1918), (1959), la collana Documenti di teatro diretta da Giorgio Guazzotti e Paolo Grassi, la collana L’Ippocampo, diretta da Giuseppe Longo, con scritti di Valgimigli, Marchesi, Trompeo, Cardarelli, Bartolini, Giusso ecc.
Di grande rilievo l’interesse per il cinema, grazie principalmente alla collaborazione con Renzo Renzi. Incarcerato in quanto autore del soggetto del film L’armata s’agapò, amico di Federico Fellini, per cui curerà i volumi usciti presso la Cappelli, nel 1956 Renzi dà vita alla celebre collana – riprodotta e tradotta in molti Paesi – Dal soggetto al film, che raccoglie i documenti preparatori, soggetti e/o sceneggiature. Renzi sarà anche tra i fondatori, nel 1967, della Cineteca di Bologna.

Fin dagli anni Cinquanta la Cappelli pubblica una Biblioteca universale tascabile che pubblicherà centinaia di titoli.
Solida fino al 1960, la Casa editrice dà i primi segni di difficoltà negli anni successivi, e già nel 1968 si parla di difficoltà che potrebbero essere insormontabili. Sembra mancare una guida ferma e la presenza di tanti parenti non sembra giovare alla buona gestione della società. Anche il parco dei collaboratori non viene rinnovato con sufficiente abilità: i volumi che escono sembrano talvolta prodotti per assecondare collaboratori storici piuttosto che per ragioni di opportunità di mercato. Il direttore editoriale, il letterato Mario Ramous, non riesce a mediare efficacemente e a compensare i limiti di capacità decisionale.
Quando entra in vigore la riforma della scuola media, la Casa editrice non è pronta ad adeguarsi ai nuovi programmi con la produzione di nuovi testi dedicati.
Tuttavia, sostenuta dal patrimonio familiare, la Casa editrice continua l’attività fino a che diviene inevitabile la cessione. La Cappelli non fallirà mai, perché la famiglia ne consentirà la liquidazione facendo fronte ai debiti.

 

La proprietà Milano
Nel 1977 subentra nella proprietà Nicola Milano, una figura che per molti aspetti ricorda quella di Licinio. Maestro elementare nel cuneese, padre di una numerosa famiglia, Nicola inizia prima l’attività di agente per la propaganda di testi per le scuole elementari, poi decide di produrli, fondando la casa editrice Nicola Milano. Il passo successivo è la commissione dei testi a compositori dispersi nel territorio e poi la stampa in proprio. Nasce così lo Stabilimento grafico Milano, a Farigliano, in provincia di Cuneo.
Dal-soggetto-al-filmNel 1977 Milano tenta di estendere il suo gruppo a una casa editrice di più ampio respiro rispetto al solo mercato per le elementari. Insieme a Rizzoli rileva la Sansoni di Firenze, in difficoltà, ma a seguito di una mancata intesa con Rizzoli nella gestione si orienta sulla Cappelli di Bologna.
La Casa editrice è affidata al figlio Giuseppe, e in seguito alla figlia Lia e al genero Mario Musso, che già guidavano con ottimi risultati la Nicola Milano, con sede a Milano, i quali si trasferiscono a Bologna.
La Cappelli della gestione Milano continua ad essere per molti anni un editore generalista, con ben quindici periodici, dalla storia, alla medicina, all’economia, alle lettere classiche; ventinove collane, oltre ai libri strenna fuori collana.
Il parco dei collaboratori si rinnova notevolmente, a partire dal direttore editoriale, l’esperto Umberto Magrini, che rimarrà fino alla metà degli anni Ottanta. Ci si affida a Piero Bertolini per la collana di pedagogia, e a Renzo Canestrari per la psicologia, a Pietro Bellasi per la collana forse più innovativa, Indiscipline, e a Francesco Campione per la rivista forse più innovativa, Zeta, dedicata al tema della morte. Viene ripresa la collaborazione con Renzo Renzi, in un primo tempo interrotta, e con lui si ripubblicano i libri di Federico Fellini.
Tuttavia il mercato dei libri di varia non risponde positivamente, dopo che nei primi anni Ottanta Magrini era stato affiancato per la varia – per un breve periodo – dal giovane Cesare Sughi, poi giornalista al «Resto del Carlino», e allora allievo di Luciano Anceschi e redattore presso Bompiani di «Sipario», la più prestigiosa  rivista di teatro.
Negli anni Novanta la proprietà decide di limitare la produzione alla sola editoria scolastica, con un turn over di direttori editoriali che vedono il passaggio di Giulio Forconi, proveniente da Zanichelli, e poi di Massimo Manzoni, proveniente da Calderini.
Anche a livello di proprietà erano intervenuti negli anni Ottanta fatti nuovi, con l’ingresso nella governance dell’intero gruppo Milano (quindi anche della tipografia di Farigliano) di investitori arabi, che tenteranno il rilancio del gruppo e nel giro di pochi anni rinunceranno, restituendo la proprietà integrale alla famiglia Milano. Il mercato italiano si è rivelato troppo complesso per i nuovi arrivati, incapaci di affrontarlo se non con schemi astrattamente manageriali.

La Cappelli resiste al fortissimo processo di acquisizioni e di concentrazioni che caratterizza il ventennio 1990-2010, ma proprio con il passaggio del secolo una rilevante quota di minoranza della proprietà è ceduta alla Scuola di Brescia, che dieci anni dopo rileva l’intera società e la liquida.

 

Gli ultimi anni
La sede bolognese viene chiusa e il marchio Cappelli entra a far parte del gruppo bresciano, che nel luglio 2016 lo cede, consentendo il suo ritorno a Bologna, dove continua l’attività esclusivamente nella pubblicazione di testi scolastici.

 

 

 

 

 

 

Il marco tradizionale (a sinistra) viene sostituito dal nuovo (a destra).

 

 

Bibliografia
Marina Dotti, Storie di libri, Famiglie di librai, Forlì, Foschi 2011

Quinto Cappelli, Licinio Cappelli in Personaggi della vita pubblica di Forlì e del circondario, Urbino, Edizioni Quattroventi 1996

Gianfranco Tortorelli, Tra le pagine: autori, editori, tipografi nell’Ottocento e nel Novecento, Bologna, Pendragon 2006

Maria Iolanda Palazzolo, Storia dell’editoria nell’Italia contemporanea, Firenze, Giunti 1997

Laura Guidi, Scritture femminili e storia, ClioPres 2004

Ombretta Frau e Cristina Gragnani, Sottoboschi letterari, Firenze University Press, 2011

Guglielmo Bonuzzi (a cura di), Licinio Cappelli, Rocca San Casciano, Cappelli 1953

Licinio Cappelli, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell’Enciclopedia Italiana

Elena Venturi Nenzioni, Cappelli, Licinio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 18, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana 1975

 

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